È un fenomeno quasi generale
che a dare il nome ad una valle sia il fiume o il torrente che la lambisce.
Abbiamo così la Val
d'Arno, la Val
d'Era, la Val di Serchio, la
Val di Lima, la
Val Fegana ecc. Fanno eccezione a
questa che è quasi una regola, due nostre vallate: la Valle d'Ottavo e la Val di Roggio.
Per la prima la spiegazione è nota. Si trovava in questa valle il cippo miliario che segnava la distanza da Lucca sull'antica Via
Romana, la Clodia,
posta sulla destra del Serchio, o un diverticolo
della Cassia come opina Cesare Sardi, la quale, giunta
al Vico-strada presso Moriano, passava vicino alla
pieve di Sesto e proseguiva per Mammoli, Mastiano e Domazzano scendendo in Valdottavo
per risalire in Garfagnana.
Tentiamo ora una spiegazione
del nome Roggio. Prende il nome di Val di Roggio l'ultimo tratto della vallata percorsa dal torrente Pedogna e precisamente quel tratto che inizia all'altezza
della strada che sale a Gello e va fino a Diecimo. Al toponimo Roggio ha
giocato un brutto scherzo la sbrigliata fantasia del poeta vetrianino
Pierangelo Sarti. Egli nel suo poema eroicomico intitolato: "Il Ramigi o siano le battaglie della Val-di-Roggio nelle montagne lucchesi
per riconquistare il Castel Velanzi"
edito nel 1866, ed ambientato in queste nostre montagne, pur ricordando le più
note località della valle, dette vita a personaggi fantastici quale il conte Roggio ed altri, che nella fantasia popolare sono finiti
per diventare personaggi reali.
L'argomento del poema è la riconquista del
"Castel Velenzi"
o Castel di Roggio.
Valente, signore della Val di Turrite, aveva sposato la figlia del marchese di Roggio. Da questo matrimonio nacque Ramigi,
"il cavalier del fiore". Il marchese non
permise però che la figlia andasse ad abitare in Val di Turrite, ma volle
trattenerla presso di se. Valente allora, per essere vicino alla consorte,
avrebbe fatto costruire il nostro castello...
"Ma rassembrando
a lui troppo distante La sua natia magione a Val di Roggio,
Pensò di fabbricare un elegante Castello allor con
suntuoso alloggio"
Siamo qui di fronte ad un
tipico e non raro esempio in cui "le storie" soppiantano la storia!
Il "rogius" o "rogium"
nel latino tardoantico ed altomedievale
indicava un terreno acquitrinoso percorso da rivi e rivoletti d'acqua. E questa
era appunto la caratteristica della nostra valle specialmente nel suo ultimo
tratto quasi pianeggiante, tratto che va dalle
Fabbriche di Vetriano (il Marocco) fino al fiume Serchio. Questo fiume durante l'antichità ed il medioevo e
addirittura fino ai primi del '700 (quando l'ingegnere
Attilio Arnolfini ebbe dalla Repubblica l'incarico di
dargli più robusti argini), a causa della stretta gola delle montagne di Sesto
che rendeva difficile il deflusso delle acque verso la pianura lucchese, formava, all'imboccatura della nostra valle, come
un.grande lago che si
estendeva talvolta fino al Borgo a Mozzano. Tale massa di acqua alta rendeva
difficile lo sbocco del torrente Pedogna nel fiume Serchio e le sue acque ristagnavano nella valle dividendosi
in decine di rivoletti e dando al suolo quell'aspetto
paludoso che si chiamava appunto il "rogium".
La situazione descritta è documentata anche in epoca moderna. Alla fine del
sec. XVI il vescovo di Lucca Alessandro Guidiccioni,
ordina al pievano di Diecimo di provvedere ad
arginare il torrente Pedogna di costruire dei
ponticelli sui rivi minori perché a causa degli acquitrini che si formano nella
valle i fedeli dei paesi vicini non possono accedere alla pieve per battezzare
i loro figli.
Dalla nostra valle passava
nel medioevo una importante via di comunicazione che
univa la via Aurelia e quindi il mare con la via Cassia
di cui abbiamo parlato, e la
Garfagnana. La nostra strada
partiva dalla marina di Viareggio e saliva verso il passo di Lucese dove esisteva un antico ospizio e dove esiste tutt'ora l'antica chiesa di
5. Jacopo. Di qui discendendo lungo il torrente Pedogna
giungeva in località Trebbio dove biforcava (Trebbio dal latino "trivium" indica appunto la confluenza di tre strade).
Un ramo scendeva fino a Diecimo per innestarsi nella
via romana e l'altro saliva a Gello
e proseguiva per Fabbriche di Vallico e la Garfagnana.

Era questa la via del traffico legale e
clandestino del sale per la
Garfagnana e l'Emilia. Visto l'aspetto coreografico della valle cerchiamo
ora di addentrarci in essa. Lasciateci alle spalle Diecimo l'antica contea, giurisdizione temporale dei
Vescovi di Lucca, ci appaiono, adagiati sui crinali dei monti, tutti sulla riva
sinistra del torrente e quindi in posizione assolata ed al riparo dei venti, i
primi nuclei abitati. Passata Dezza alta, compresa
anticamente nel territorio di Diecimo, l'antico
viandante scorgeva un grosso villaggio, Vormiana, di
cui oggi rimane solo la villa Lugo
già Orsucci, ed una casa colonica, ma che nel
medioevo era un centro assai fiorente. Un documento del 1308 ce
lo presenta come una delle comunità più ragguardevoli della zona.
Spingendo l'occhio verso la valle si scorgeva, sopra uno sperone roccioso, il
turrito Castello di Roggio già edificato prima del
1000 e precipitato nel fondovalle a seguito di una paurosa frana avvenuta fra
il 1125 e nel 1182. Oggi a Castello restano un gruppo di case coloniche e la
chiesa protoromanica di S. Michele detta appunto San
Michele di Castello. Dalle purissime linee architettoniche è il monumento
meglio conservato di tutto il comune di Pescaglia e
meriterebbe una adeguata rivalutazione. Subito dopo il
"Castrum de Rogio"
si affaccia in posizione meno elevata, la "Villa ad
Rogium". Mentre il termine castrum
indica un nucleo fortificato, un paese cinto di mura, la villa è il paese
aperto con le sue case sparse, senza mura di difesa e al quale ciascuno poteva
accedere a qualunque ora del giorno e della notte.
La Villa a Roggio ha origini
antichissime. Il documento più antico che ci resta riguarda la fondazione della
sua chiesa nell'anno 828. In
esso si legge che Aliprando del fu Aliperto
abitante a Rogio avendo eretto dai fondamenti nel suo
territorio la chiesa di S. Stefano assegna ad essa diverse terre e stabilisce
che se il prete Rachiprando suo figlio, sopravviverà a lui o se altri suoi figli o nepoti saranno ordinati chierici o preti, possano risiedere
in questa chiesa e ne abbiano il giuspatronato e il
governo. Di questo vecchio edificio rimane un tratto di muro con un architrave
scolpito.

Sopra il Castello e la Villa, due altri antichi
centri abitati: Vetriano e Colognora.
Si riferiscono a Vetriano (anche questo un toponimo
di origine romana) varie pergamene dell'Archivio Arcivescovile di Lucca degli
anni 800, 864, 887, 902... Nella sua chiesa ampliata a
metà del secolo scorso, si ammirano, riutilizzati nella facciata, bassorilievi
antichi di notevole interesse.L'ultimo paese che
possiamo considerare in Val di Roggio è Gello il cui nome è pure di origine latina: agellum = campicello. E' noto
però che l'abitato ha origini preromane. Ce lo attestano reperti liguri-etruschi
rinvenuti pochi anni or sono in località alle "Foci". I primi
documenti scritti risalgono all'alto medioevo. Il nome Gello
compare per la prima volta nel'898 quando il
suddiacono Pietro, il primo luglio di quell'anno, da a livello a Rachiperto una casa
colonica con corte e orto di proprietà del vescovato di Lucca posta in località
Celle presso Gello. Il paese ha un aspetto nobile e
dignitoso. La sua chiesa ha subito vari ampliamenti l'ultimo dei quali nella
prima metà del secolo XVII. Nel grandioso edificio, dall'architettura barocca,
si ammirano pregevoli tele del secolo XVI e XVIII fra cui un grandioso dipinto di fra Stefano Cassiani Certosino
noto nel vicino casolare di Ansana. Subito fuori
dell'abitato esisteva nel medioevo l'ospizio di S. Cassiano
in funzione anche della famosa via del sale di cui abbiamo parlato sopra.
GIUSEPPE GHILARDUCCI
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